Bio

Un percorso tra pixel e visione

Sono nato nel 1967 e ho incontrato l’informatica al liceo, grazie a un Apple II, seguito poco dopo da un Commodore 64. Alla fine degli anni ’90, per realizzare il calendario di famiglia del 2000 — il primo del nuovo secolo — mi sono avvicinato per la prima volta a scanner, stampanti e Photoshop. Da quel momento, la grafica digitale è diventata un territorio da esplorare: ho iniziato a creare siti web, a sperimentare con il fotoritocco e a scoprire le infinite possibilità dell’immagine digitale.

Nel 2019 ho cominciato a modificare i disegni di un’amica e, quasi per gioco, ho iniziato a trasformare immagini trovate online in qualcosa di completamente nuovo. È così che ho sviluppato una tecnica che mi piace definire Extreme Photo Editing: un processo creativo intenso, fatto di manipolazione visiva spinta al limite, in cui fotografie o immagini generate con l’intelligenza artificiale vengono rielaborate in modo profondo e personale. Non è semplice fotoritocco, ma una forma di espressione che dissolve i contorni della realtà per creare nuove visioni.


Tra le immagini e il pensiero

Tra caos e armonia: la mia visione artistica

L’arte è percezione, trasformazione, possibilità infinita. Nel mio lavoro, esploro i confini tra realtà e astrazione, utilizzando la tecnologia per ridefinire le immagini e spingerle oltre la loro forma originaria. Attraverso quella che definisco Extreme Photo Editing, manipolo fotografie e immagini generate dall’intelligenza artificiale per creare opere che non si limitano alla contemplazione, ma invitano lo spettatore a guardare oltre.

La mia ricerca si sviluppa tra frammentazione e ricostruzione. Ogni opera parte da un’immagine, ma non si ferma a essa: il processo digitale dissolve i contorni, amplifica le ombre e rende visibile l’invisibile. Il fotoritocco, nelle mie mani, non è uno strumento di correzione, ma un atto creativo che destruttura e reinventa la percezione.

L’intelligenza artificiale è una parte fondamentale di questo percorso. Non la vedo come un semplice strumento, ma come un’estensione della mia visione artistica, un’entità con cui dialogare per generare immagini che sfuggono alle categorie tradizionali. La fusione tra arte, tecnologia e sperimentazione invita lo spettatore a immergersi in un universo in cui la realtà si dissolve e si ricompone in forme nuove, sempre in equilibrio tra ciò che è riconoscibile e l’ignoto.

Per me, l’arte digitale non è solo una rappresentazione, ma una rivelazione: un invito a osservare il mondo con occhi nuovi, a mettere in discussione ciò che è familiare e a perdersi nelle infinite possibilità della percezione visiva.

Non ho seguito percorsi accademici, ma ho affinato la mia tecnica attraverso l’esperienza e la sperimentazione, lasciandomi guidare dalla passione e dalla curiosità.